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domenica 28 agosto 2011

Tra Eto'o e gli ET


Senza Samuel Eto'o sarebbe stato ingiusto cominciare. L'hanno rimandato, il primo turno di campionato, quello che per l'Inter doveva sancire il distacco in gare ufficiali dal più forte giocatore dello scorso anno, uno che a 30 anni ha fatto 37 gol ed è riuscito a strappare un contratto da oltre 20 milioni di euro l'anno. Almeno fino a qualche tempo fa, quando ti presentavano offerte del genere, andavi a finire al Real Madrid o nel peggiore dei casi al Chelsea, adesso invece ti mandano in Daghestan con gente che ancora non ha scoperto l'avvento del cuoio (a parte Zhirkov, altro signore che niente ha a che fare con il livello del campionato russo). Per addolcire la partenza del camerunese, i cui effetti si sono visti nelle amichevoli con Olympiakos e Chievo Verona, Assocalciatori e Lega Calcio hanno deciso che non era il caso di farci vedere la Serie A. Troppo il divario con quelli che a pallone giocano davvero, basta pensare alla Supercoppa di Spagna per capire di chi si sta scrivendo, far west conclusivo a parte.

A tal proposito ci sono sondaggi che fanno capire perché da vent'anni esiste il berlusconismo e da quaranta la Repubblica delle banane (pardon, italiana). La massa si sta esprimendo attaccando i calciatori, extraterrestri con la presunzione assurda di volere dei diritti e di non voler pagare le tasse. Ovviamente l'Aic non ha mai preteso di non pagare i contributi e il primo a parlare apertamente della tassa di solidarietà nel mondo del calcio è stato Adriano Galliani, prima ancora che Tommasi si esprimesse sul tema. Chiunque abbia avuto la possibilità di studiare la questione capisce da solo che, in linea di principio, i giocatori hanno ragione da vendere, sebbene abbiano deciso di protestare nella maniera più evidente e discutibile. Lo sciopero, che tale non è perché è semplicemente un rinvio, è una misura che copre di ridicolo il nostro calcio, ma che è stato forzato dai club con delle pretese assurde, come l'inserimento in un contratto collettivo di una norma riguardante una legge che ancora non si sa come sarà e una richiesta di cambiamento dell'articolo 7 che in passato ha permesso ai Lotito di turno di emarginare per sei mesi un dipendente che non voleva firmare il rinnovo contrattuale alle condizioni imposte dalla società.

Tutto ciò a discapito dei tifosi, quelli nerazzurri in primis. La squadra non è pronta, ma in casa con il Lecce avrebbe potuto comunque far risultato o quantomeno avrebbe avuto più possibilità rispetto a Juventus e Milan, decimate dagli infortuni e attese da insidiose trasferte. L'Inter è un malato che non vuole curarsi, avesse voluto farlo non avrebbe abbassato il budget per sorridere a Platini. Chi pensa che il Fair Play Finanziario possa davvero portare club come il Real Madrid o il Manchester City all'esclusione dalle Coppe europee alzi la mano, così da poterlo sottoporre al pubblico ludibrio. Eppure c'era chi stava peggio, in questa prima di campionato. Per tornare a navigare a metà classifica avremmo avuto tutto il resto della stagione.