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martedì 13 settembre 2011

Pare, si dice...

Pare, si dice, che Gasperini cambierà. Deve farlo, più che vuole, perché altrimenti oltre al panettone non vedrà la zucca di Halloween, o i primi freddi. Il monito presidenziale, che non è partito da Napolitano ma dal più temibile Moratti, è arrivato forte e chiaro dopo un giorno nel quale il comandante in capo si è tenuto ben lontano dalle telecamere, al fine di evitare pericolosi strali. Ha preferito studiare la linea, per esporre il concetto in modo chiaro ma morbido, non così pesante da travolgere il tecnico. "L'allenatore è intelligente", dice Zanetti, abbastanza da capire che non si va lontano se non si cambia. Forse al Genoa ci si poteva permettere di perdere una volta ogni quattro-cinque partite, ma l'Inter è un mondo diverso e l'aspetto positivo è che Gasperini è stato il primo ad ammetterlo. Quello negativo è che di cambiamento si tratterà, presumibilmente, ma Sneijder avrà comunque le sue gatte da pelare nel passaggio al 4-3-3. La difesa a quattro quella passi, ma il trequartista proprio no, nel pensiero calcistico del tecnico non ci sta. "Ognuno ha il suo credo" (ancora Zanetti), ma quando Mourinho cambiò per tornare al rombo i problemi erano ben minori rispetto all'attuale situazione. Eravamo comunque primi, favoriti, lanciati verso memorabili trionfi distesi su una durata biennale. La prospettiva è meno rosea, perché nel passaggio al nuovo volto servirebbero uno o due centrocampisti in più, quelli che si volevano acquistare in giugno quando l'allenatore era lo stesso dell'anno scorso. E' arrivato Poli, che non è in lista Champions'. Forse le idee in estate non erano così chiare.

domenica 4 settembre 2011

Voce del verbo incasinare


Ho sempre avuto una certa simpatia per i paesi nordici, anche se non ci sono mai stato. Per l'idea che hanno della difesa dei diritti, perché sudando tanto non soffrirei il caldo come accade qui e anche per la folta presenza di spilungone dalla lunga chioma bionda. Pensare che a rovinarmi l'idea costruita in questi anni dovesse arrivare lo Stonsgodset non era nelle previsioni e in fondo non potevo certo chiedere che eliminassero l'Atletico dall'Europa League, così da consentire a Forlan di essere disponibile per la Champions'. Troppo scarsi loro, troppo "leggeri" nel valutare la situazione quelli che dovevano vigilare sulla non eleggibilità del giocatore. In queste ore si stanno sprecando commenti quali "Così imparano a fare i presuntuosi quando provi ad intervistarli", "la squadra poco mediatica e molto concreta dov'è?" e altre osservazioni sotto la soglia del pubblicabile. Prendiamola nel suo lato positivo: siamo costretti a passare il turno, altrimenti niente Europa che conta per Forlan.

Non è cosa da poco non avere "el uruguayo" in Coppa, per l'esperienza internazionale e perché la sua assenza costringerà Gasperini a cambiare il quadro tattico. Magari il tecnico si convincerà che con Sneijder a disposizione la formula con trequartista e due punte è la migliore e così non ci sarà da cambiare faccia ogni volta passando dall'Italia all'Europa. Sarebbe invece salutare una modifica dei criteri di lavoro a livello di mercato. Che non ci sia un euro lo si intuisce dalle parole dettate da Sneijder alla Gazzetta dello Sport: se non fosse partito Eto'o ci saremmo ritrovati senza l'olandese e viceversa. Il cambio di allenatore ha fatto sì che la società intervenisse non dove aveva programmato ad inizio estate (a centrocampo l'unico rinforzo è stato Poli, escluso dalla lista Champions) ma dove ha voluto Gasp. Anche per questo, Moratti dixit, adesso è tutto nelle sue mani. Visto il caso Forlan, forse è un bene che non sia in quelle di altri.