
Pare, si dice, che Gasperini cambierà. Deve farlo, più che vuole, perché altrimenti oltre al panettone non vedrà la zucca di Halloween, o i primi freddi. Il monito presidenziale, che non è partito da Napolitano ma dal più temibile Moratti, è arrivato forte e chiaro dopo un giorno nel quale il comandante in capo si è tenuto ben lontano dalle telecamere, al fine di evitare pericolosi strali. Ha preferito studiare la linea, per esporre il concetto in modo chiaro ma morbido, non così pesante da travolgere il tecnico. "L'allenatore è intelligente", dice Zanetti, abbastanza da capire che non si va lontano se non si cambia. Forse al Genoa ci si poteva permettere di perdere una volta ogni quattro-cinque partite, ma l'Inter è un mondo diverso e l'aspetto positivo è che Gasperini è stato il primo ad ammetterlo. Quello negativo è che di cambiamento si tratterà, presumibilmente, ma Sneijder avrà comunque le sue gatte da pelare nel passaggio al 4-3-3. La difesa a quattro quella passi, ma il trequartista proprio no, nel pensiero calcistico del tecnico non ci sta. "Ognuno ha il suo credo" (ancora Zanetti), ma quando Mourinho cambiò per tornare al rombo i problemi erano ben minori rispetto all'attuale situazione. Eravamo comunque primi, favoriti, lanciati verso memorabili trionfi distesi su una durata biennale. La prospettiva è meno rosea, perché nel passaggio al nuovo volto servirebbero uno o due centrocampisti in più, quelli che si volevano acquistare in giugno quando l'allenatore era lo stesso dell'anno scorso. E' arrivato Poli, che non è in lista Champions'. Forse le idee in estate non erano così chiare.
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