
Destra, poi sinistra, poi centro, poi davanti, poi indietro. Via così, per quindici anni vestito dei medesimi colori, su trentasette di vita appena trascorsi. Talleres, Banfield, quindi solo ed esclusivamente Inter e l'amata Argentina, che troppo in fretta lo ha ripudiato in vista del Mondiale in Sudafrica. Javier Zanetti si è concesso ben poco tempo libero al di fuori dell'avventura calcistica e quel breve lasso lo ha dedicato a Paula, la compagna di sempre, e alle figlie nate in questi anni. Quando proprio ha avuto qualche minuto in eccesso ha deciso di giocare col cane, componente della famiglia quasi paritario agli altri inquilini. Mai un comportamento sopra le righe (tranne quella volta con Hodgson...), mai un allenamento saltato per indisciplina. E' entrato con le scarpe in mano alla Pinetina, nell'indifferenza generale dei tifosi, tre lustri più tardi abbassa il finestrino e viene assalito dai "fedeli", che di fedeltà l'argentino con il 4 sulle spalle ne sa qualcosa. Una sua parola, adesso, pesa eccome, tanto che il miglior terzino destro al mondo gli passa a fianco al ritorno della squadra alla Malpensa esprimendo un "grazie capitano" che è poi l'unica frase pronunciata da Maicon al passaggio davanti alle telecamere.
Lui, il brasiliano burlone, quello che già in amichevole brilla al di sopra di tutte le altre stelle, rimarrà a Milano per fregiarsi del titolo di campione d'Europa. Se il nostro presidente ha una parola sola, nemmeno trenta milioni lo priveranno dall'abbraccio dei suoi attuali tifosi. E' il miglior acquisto che si potesse realizzare.
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