Ricordo le strade già bastantemente ricoperte di nerazzurro e biancorosso, pacificamente mischiati tra loro fino all'arrivo della Guardia Civil. Peccato, perché vedere italiani e tedeschi che cantano "Lothar Matthaus, la la la la" dovrebbe essere possibile anche dopo le cinque del pomeriggio e non solo fino all'approssimarsi della partita. Parentesi a parte, le due fan zone si sono poi riempite al punto da far soffocare la zona antistante lo stadio. In mezzo ai fiumi di birra, inalati a mo' di imbuto da entrambe le tifoserie, un viavai di giornalisti in cerca di un po' di "colore" e una soffiata da parte di un cronista portoghese ("Mourinho ha già firmato un quadriennale da dieci milioni a stagione"), poi rivelatasi vera.
Quindi l'ingresso, preceduto dall'incontro con un paio di amici reduci dalla calca di via Massaua. Tensione, tanta. Sguardi di poche parole con i colleghi di uguale fede. Cori. La fortissima sensazione che i tedeschi vinceranno a mani basse la gara dei decibel (anche questa impressione troverà conferma, ma solo fino al primo gol di Milito). Mi viene da pensare che se tremano le gambe a me, che sono in tribuna, per essere sul terreno di gioco servono attributi dalla forma cubica.
Per fortuna c'è un argentino che ne ha da vendere, magari anche troppe viste le dichiarazioni post-partita. C'è un altro figlio della Celeste in lacrime, a fine partita, ce n'è anche uno con la maglia di Facchetti e un lieve problema tricologico.
E poi ci sono io, quasi in lacrime, che per una decisione folle dell'organizzazione non riesco a vedere il capitano che alza la Coppa, se non dagli schermi della tribuna stampa.
Alle due, con le interviste ultimate e la conferma della fuga decisa dal comandante in capo, posso finalmente festeggiare anch'io, assieme all'unica amica nerazzurra che non ha già preso un charter o una macchina per tornare alla vita di sempre. Per una notte la realtà ci ha lasciato da soli. Quanto è stato bello sognare ad occhi aperti.
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