Aggiungere gli ultimi due nomi è semplicemente una formalità. Tanto per non dare per scontato ciò che purtroppo è molto vicino ad esserlo, vedi la partenza dell'esterno brasiliano. Le ragioni del mercato (è quello per cui c'è l'offerta più "vera", dato che per i due attaccanti non sono giunte richieste tangibili) dovrebbero avere la meglio, magari sul lungo termine. Il neo dirigente di stanza ad Appiano, Amedeo Carboni, ha sottolineato la bontà della trattativa, data dalla soglia trentennale raggiunta dal giocatore e dal forte introito economico.
Ci sarebbero anche delle questioni tecniche ed è da queste che parto per dichiararmi contrario all'operazione. Lo sguardo va gettato oltre il mero ritorno finanziario, cercando di vagliare ogni possibilità. Chi prenderà in mano un'eredità tanto pesante? Aguirregaray? Non scherziamo. Caceres? Ottimo elemento, ma non scherziamo di nuovo. Dani Alves? Come direbbero negli Usa, "don't believe the hipe", perché da Barcellona non si muove. La verità è che, sic stantibus rebus, un sostituto all'altezza non c'è.
Che fare allora? Una soluzione ci sarebbe, per quanto non meno dolorosa. Se davvero il nocciolo della questione è da ricondurre ai sostituti, per Eto'o e Milito il discorso è ben diverso da quello riguardante Maicon. Dovesse andar via uno dei due, l'altro ne prenderebbe il posto, riportando il camerunese al centro dell'attacco oppure sostituendo l'attaccante africano con Balotelli, nel caso in cui dovesse toccare a lui lasciare Milano. Da questo punto in poi, gli interrogativi aumentano. Chi è in grado di accollarsi dieci milioni di euro annui per Eto'o? Non tantissime squadre. Al contrario più di qualcuno, soprattutto a Madrid, ne spenderebbe cinque a stagione per Milito.
Sì, lo sto dicendo per davvero. Io, tra i nomi in ballo, venderei il "Principe". Gli voglio bene, ma è la soluzione che mi sembra più logica.
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