Cerchiamo di mettere assieme un pensiero che abbia un senso, impresa difficilissima vista la serata di ieri. Visto che nessuno me l'ha chiesto, la mia versione su quanto accaduto negli ultimi vent'anni di calcio è che si può fare un discorso giuridico così come uno etico. Partiamo dal primo. La differenza tra quanto accaduto alla Juventus e la relazione diffusa ieri è che i bianconeri sono stati condannati in tre gradi di giudizio dopo che Borrelli aveva rinviato a giudizio gli artefici delle malefatte in questione, mentre per l'Inter non ci sarà alcun procedimento perché i presunti reati sono caduti in prescrizione secondo quanto affermato non dal giudice in un processo, ma dal procuratore federale, l'accusa, quello che su Rete4 di solito sta di fianco a Perry Mason (sperando che perda anche fuori dallo schermo). Purtroppo in queste ore, come sempre è avvenuto in casi analoghi, si sta facendo strada l'idea per cui ci sia equivalenza tra le due posizioni, dell'Inter e della Juventus, ma come potete giudicare da soli senza bisogno di toga e martellino non c'è il passaggio della sentenza finale e lo stesso Palazzi ha ammesso di aver passato una relazione ad un organo che non è competente in materia, dato che il Consiglio Federale non ha i crismi per decidere, né una Comissione Disciplinare potrebbe farlo, visto il discorso della prescrizione di cui sopra.
Sempre dal punto di vista giuridico, bisogna considerare che non sono le sole intercettazioni a far fede, ma anche gli atti conseguenti. Quando Facchetti spinge per avere il numero uno degli arbitri a prescindere dal sorteggio (lo fa con Mazzei), sa benissimo che la sua richiesta è irricevibile, che è una boutade, il che esclude che lo faccia per evitare effettivamente che si salti il sorteggio (quello sì, sarebbe un illecito). Quando invece si procurano delle sim svizzere per non farsi intercettare l'intento è proprio quello di evitare che si venga intercettati (passaggio dalle parole ai fatti, quel che manca nelle telefonate di Facchetti).
A questo punto scatta la questione etica e qui si ride. Personalmente, rileggendo tutte le intercettazioni tra Facchetti e Bergamo, quella più "sconveniente" è quella in cui si invita il designatore a far capire a Bertini che sta per arbitrare una partita decisiva, dato che nelle ultime apparizioni con i nerazzurri di fesserie ne aveva combinata qualcuna. E' la vigilia di Cagliari-Inter 1-1, semifinale di ritorno di Coppa Italia, nella quale il direttore di gara non brilla (fuorigioco che porta alla punizione vincente di Zola, fallo di mano di Cambiasso nell'azione del gol di Martins), segno che diversamente da quanto affermato da Bergamo "il ragazzo" non ha capito molto bene né da una parte né dall'altra. Questo è l'apice dell'illecito da parte dell'Inter, passiamo ora dalla parte opposta con il famoso gioco del "Non ho mai". Giacinto Facchetti non ha mai: fornito prostitute ai direttori di gara internazionali della squadra che rappresentava (Moggi ha patteggiato una pena per questo all'epoca del suo passaggio al Torino Calcio), non ha mai fornito schede svizzere a chicchessia per comunicare senza essere intercettato (sempre lui, Lucianone), mai ha chiamato Bergamo per confrontare la griglia arbitrale (nella famosa telefonata con Mazzei è Mazzei stesso a fare i nomi di Ivaldi e Pisacreta, così come con Bergamo non è Facchetti a fare il nome di Collina), mai ha chiamato un giornalista televisivo per portare la moviola del lunedì dalla sua (ancora Moggi) e chi più ne ha più ne metta. Se la questione è l'etica, dunque, eticamente non è il massimo che Andrea Agnelli ribadisca ad ogni pié sospinto la propria stima per l'ex direttore generale della Juventus, visto che sa di che pasta è fatto, né può dar decoro il fatto di provare a salvarsi mettendo sullo stesso piano due dirigenti che nulla hanno a che fare tra loro quanto a comportamenti. A tutto questo aggiungiamo che un altro "sant'uomo" di origini juventine, nel processo ordinario, ha chiesto il rito abbreviato e si è beccato tre anni di reclusione in primo grado (chiamasi Antonio Giraudo) per FRODE SPORTIVA E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE.
"L'etica non si prescrive". Ergo possiamo cominciare a preparare l'esposto per i titoli vinti dalla Juventus ai tempi del doping. Certificato, diversamente da quanto affermano taluni organi di informazione, perché c'è un farmacista che ha patteggiato la pena e c'è un giudizio inappellabile in Cassazione che è passato attraverso la scure della prescrizione. Appunto.
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